bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

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venerdì 15 luglio 2022

Il dono

Ma adesso noi come ci presentiamo in Europa? Al grido di Yo soy Giorgia! ( ecc. ecc.) in stato di evidente eccitazione sessuale preorgasmica della Meloni?

mercoledì 29 maggio 2019

Di Maio povero cristo

potrei dire che mi fa pena per la sua inettitudine ma non è vero. 
penso che il povero cristo non abbia capito un granché e la sua insipienza, che non è un male in sé ma se ci governa invece si, è tanto grande quanto la sua ignoranza e cecità politica, é tanto più grave quanto più noi la paghiamo carissima. 
il reietto in ginocchio della politica italiana non comprende che questo governo in tandem con il dittatore dello stato libero di bananas è ciò che gli ha consentito di ottenere questo risultato planetario, altrimenti improbabile. é l'associazione ai 5 stelle, immaturi ed incapaci, che consente al panzone di esercitare il suo potere tonante con il vangelo in mano, è l'azione di schiacciamento di un alleato così inetto che gli permette di emergere come vincente. come un vero bullo, ma alle scuole medie, direi alla buona. 
re erode non mollera' mai un contratto così proficuo, che fa tanto bene alla lega di ferro quanto fa male agli associati, anzi già lo incentiva sulle ceneri degli umiliati arsi vivi dal fuoco di Drakaris, un'alleanza che gli porta voti e gloria e man bassa su tutto, che gli garantisce di non lavorare al ministero che gli spetterebbe per stipendio ricevuto e di far propaganda e show cooking in stato permanente, di profetizzare chiusure e confini d'acciaio come se non ci fosse un parlamento. 
da solo al governo non avrebbe modo di esibire questa boria che gli viene presentata su un piatto d'argento da un alleato in stato di opposizione cronica, pure con se stesso. 
salvini vince perché i frollini perdono, brilla di luce riflessa, piace perché i topolini annegano, cammina sulle acque perché inventa confini in mare, si ciba di scarti, quelli della grande paura che coltiva magistralmente ogni giorno, emerge arrogante, zitti tutti!, alle grida di indignazione delle opposizioni (e basta con le petizioni e raccolte firme, gli facciamo solo un piacere...). 
salvini vince e stravince in questo governo, e solo in questo, e quanto bene lo sa, e i frullini di grillo perdono voti da emorragia irrefrenabile, ciechi e ignoranti di politica, stritolati da chi sa far buon uso della voce forte, dalla politica securitaria che piace tanto, per ora, a una parte, comunque una parte, degli italiani. 
ho sempre pensato che sarebbero stati solo di passaggio, seppure incravattati e botulinizzati in sorriso permanente, gli stellari moriranno agonizzanti tra breve, già corrotti dal sapore del potere che li avvelena fino a morirne. come Geoffrey che agonizza alle sue nozze, una morte infame, già scritta al suo apparire. 
datevela a gambe, cari stupidi ragazzi, uscite da questo governo. svegliatevi. siete bullizzati: ai corsi base a scuola lo dicono, reagire e denunciare, alzarsi e andarsene, pena l'annientamento.

domenica 3 giugno 2018

ora lo stato siamo noi

facciamo che questa dichiarazione, tra l'allarmante e l'esilarante, rende bene l'dea di chi ora ci governa.
facciamo che è per sola ignoranza. 
facciamo che è per la totale mancanza di consapevolezza del ruolo e del valore delle parole.
all'ignorante Di Maio faccio notare che nè lui, nè la sua cricca stellata di destra, ora è lo stato.
lui è al governo di questo stato, se mai ce la farà.
ma no, non ce la fa.
forse qualcuno gli deve spiegare cos'è un golpe, qui ancora non ci siamo arrivati ma gli attacchi alle cariche istituzionali hanno già preso piede, avendo cura di dargli anche delle coordinate geografiche, non vorrei che facesse confusione tra Cile, Venezuela e Argentina. 
diciamo che la sua fregola governativa, quell'eccitazione pulsionale adolescenziale che anima lui e tutto il suo gruppetto, gli fa dire cose di una maleducazione istituzionale incurabile.
una maleducazione ingovernabile.
la stessa maleducazione era già stata ampiamente espressa dalla sua collega al comune di Roma, non si contano le male parole e gli atti di ineducazione della Raggi.
una maleducazione istituzionale che gli fa gridare all'impeachment del presidente della repubblica, che lo grazia con la sua paterna benevolenza, e tanto meno gli fa porgere le sue istituzionali scuse.
siamo nel pantano. al governo c'è anche la Lezzi, una che non sa bene orientarsi nello spazio e nel tempo cognitivo, era lei, o sbaglio?, che sostenva il legame tra pil e caldo estivo, e per un pelo ci siamo evitati la Castelli, un'altra maga di improvvisazioni esilaranti sull'euro e altri fatterelli di abuso della professione.
ma gli aspetti più sconcertanti ce li propina il Dibba, altro fenomeno di insolenza e regressione puberale, che non ci risparmia le sue uscite, nemmeno ora che finalmente ha preso il largo con la famigliola. le sue esternazioni sono un coacervo di inconscie recriminazioni verso il padre, fascista incontenibile e probabile padre padrone, che puntualmente gli risponde o lo anticipa. forse questi due personaggi da tragedia greca non si sono accorti che l'Italia non è l'equivalente della loro cucina di casa, le loro insolenze familiari dovrebbero vedersele a casa propria. ogni volta che il Dibba parla (e già il soprannome mi fa venire in mente una saga di paese) urla la sua rabbia giovanilista verso il padre padrone, che sia il Berlusca o Mattarella, tutte recriminazioni di sapore "teen": come per ogni buon adolescente che si rispetti, il padre, padrone, reale o simbolico, va abbattuto. e non solo, ora ci propone, o propina, anche le sue cure paterne verso il neo-nato, altro elemento interessante di neopaternità alternativa, altro azzardo comunicativo di cui dobbiamo farci spettatori, un patetico tentativo di riscatto dalla dittatura genitoriale...ma a noi?...
il Di Maio più si sforza di incravattarsi, andrà a letto così probabilmente, è più esprime questo suo inguaribile senso di inadeguatezza. l'impreparazione culturale, perfino verbale, lo spinge ad agghindarsi da impiegato modello. e più si sforza e più sbraca, più stringe la cravatta e più si sporca la voce di balbettamenti impropri. povero, ha dovuto anche dirci che lui è una brava persona. 
inconsci a cielo aperto.
solo che a noi, lo stato italiano, non ce ne può fregare di meno. 
e non ci può spaventare di più.
il governo non è il luogo di espressione delle nevrosi personali dell'esercito grillino.
possiedo molti nominativi, curarsi è un dovere verso gli italiani.